Englishman in Rome
Cinema e Letteratura
Englishman in Rome
Reduce dal successo de Il diario di Bridget Jones, l'attore inglese Colin Firth ha da poco terminato le riprese di La ragazza dall'orecchino di perla tratto dal romanzo omonimo di Tracy ChevalierCinema e Letteratura
Colin Firth è un gentiluomo straordinario. Elegante, modesto e soprattutto gentile nella sua profondità di pensiero accompagnata da una grande ironia, colpisce per la sua maniera di porsi molto interessante e attenta. E' il sex symbol che tutti vorrebbero essere, perché al di là dell'aspetto e del fascino, c'è qualcosa di più che fa percepire la sua presenza come qualcosa di carismatico. Reduce dal successo de Il diario di Bridget Jones, Colin Firth ha da poco terminato le riprese di La ragazza dall'orecchino di perla tratto dal romanzo omonimo di Tracy Chevalier. A Roma per presentare il divertentissimo L'importanza di chiamarsi Ernesto interpretato fianco a fianco con Rupert Everett per la regia di Oliver Parker, Colin Firth descrive la sua esperienza di artista e di attore con una lungimiranza e un fascino ammirevoli. Un incontro esclusivo per parlare di cinema, di teatro, di letteratura e di colori che nascono dallo sterco degli insetti...
La sua carriera è simile, per certi versi, a quella di Humphrey Bogart: anche lui agli inizi interpretava il ruolo del cattivo o - comunque - di personaggi non gradevoli. Cosa è successo per trasformarla nell'attore protagonista di un film?
Di solito uno inizia da giovane ad interpretare gli eroi positivi. Personaggi che, purtroppo, spesso, sono molto noiosi. Poi, man mano che invecchi, inizi ad appassionarti ad altre parti, magari da "cattivo", pazzo o da eccentrico, che sono sempre più interessanti. A me è successo il contrario. All'inizio ero o cattivo o paranoico, mentre adesso dopo il successo televisivo di Orgoglio e pregiudizio, mi è stata data l'opportunità di interpretare altri ruoli da protagonista. La prima grande possibilità l'ho avuta con Bridget Jones. Sebbene io sia molto grato al lavoro, credo che siano, spesso, personaggi meno divertenti. E' per questo che nel mio prossimo film Trauma di Marc Evans tornerò indietro per interpretare un ruolo da paranoico in un giallo psicologico.
A proposito di Darcy, il personaggio che l'ha resa una star, si dice che lei non voglia nemmeno sentirlo nominare…
E' una vera e propria sciocchezza. Sin dall'inizio questa cosa è stata detta e si è perpetrata. Ma mai nella mia vita ho potuto dire male di un ruolo che mi ha portato tanta fortuna. In ogni intervista che faccio ne parlo bene, eppoi quando leggo l'articolo scopro che il giornalista mi ha fatto dire cose spiacevoli o non vere. Ogni volta che rilascio un'intervista, quindi, devo dire frasi: "Ok, sono molto felice di quel ruolo…etc., etc." Altrimenti rischio di essere frainteso e - ancora una volta - di leggere articoli del tipo "Colin Firth ripudia Darcy", "Colin Firth è stufo di Darcy".
Lei ha lavorato con molte giovani attrici di grande talento: Reese Whiterspoon, Gwyneth Paltrow, Jennifer Ehle, Renée Zellweger e Minnie Driver. C'è qualcuna su cui punterebbe?
Non è facile rispondere. Sono stato molto fortunato, perché ho lavorato con attrici veramente brave, anche se è molto che non lavoro con un'interprete inglese. Sono tutte americane e tutte molto capaci. Se dovessi, però, scommettere sul futuro di una rispetto alle altre credo che potrei fare il nome di Scarlett Johansson con cui ho girato La ragazza dall'orecchino di perla. Ha un talento straordinario ed è più giovane rispetto alle altre. Alla fine, credo, che diventerà una regista. Tutti la amano, sul set era un po' come se fosse la "fidanzata" di tutti per la sua bellezza, gioventù e simpatia. Ed è una professionista serissima che si prende le sue responsabilità con grande attenzione.
A proposito del seguito de Il diario di Bridget Jones a che punto stanno le cose?
C'è una sceneggiatura su cui si sta lavorando.
Qual è il suo rapporto con il teatro?
Desidero portare avanti una carriera parallela sia al cinema che a teatro. Per me il teatro è più interessante. Ci sono le prove, la recitazione davanti al pubblico e tutto va in sequenza. E questo è più facile. Al cinema, invece, per il modo di girare tutto è diverso: alle nove di mattina uccido mia moglie, alle dieci devo sposarla, faccio sesso a mezzogiorno, poi pranzo, poi la conosco nel pomeriggio…E' difficile, mentalmente, sviluppare un personaggio. Dobbiamo cancellare una scena perché piove e allora passiamo ad altro. Il teatro non è così. Dopo sei settimane di prove sali sul palcoscenico. Quello è il territorio dell'attore, noi così raggiungiamo il controllo di tutto. Nel mondo del cinema sei nelle mani del regista. Se lui è bravo, anche tu sembri più bravo. A teatro non puoi mentire….una disciplina completamente diversa.
Parliamo di Vermeer…
E' difficile parlare di lui: ha fatto appena trentacinque quadri e ne sappiamo davvero pochissimo. Era un artista che riesce - in qualche maniera - a sfuggire alle definizioni. I suoi soggetti sono dei cliches che abbiamo già visto cento volte da altri artisti. Eppure quando dipinge soggetti reali, il suo lavoro è inspiegabile e travolgente. E' un pittore di cui si conosce solo la biografia, ma la sua personalità e il suo spirito restano davvero un enigma. Sul set ho imparato ad usare i pennelli e i colori e pur - ovviamente - non essendo diventato bravo come lui (non mi basterebbero cinquanta anni di lezioni) ho conquistato una certa manualità. Per me la cosa più importante era riuscire a vedere quello che lui stesso vedeva. Più importante dei quadri era vedere la fonte della sua ispirazione. Spesso sogno le immagini che lui ha creato. E' stata un'esperienza interiore molto forte, in un set molto buio e bellissimo. L'esperienza della luce era meravigliosa. Ho imparato a mescolare i colori a far nascere il malaga, il rosso vermiglio, i lapislazzuli. Mi ha molto colpito che lacca a rubino cinese, viene prodotta dagli escrementi degli insetti. Il cosiddetto "indian yellow" si ottiene tramite l'urina di tori indiani che mangiano solo le foglie di mango. Per rendere più giallo il tono del colore. Profumi strani…insomma, per me quel set ha rappresentato una vera e propria magia. Un'esperienza forte e indimenticabile.
Zucchero, lo spirito della libertà
Cinema & Musica
Zucchero, lo spirito della libertà
Insieme a sua figlia Irene, Zucchero ha adattato in italiano la colonna sonora originale di Bryan Adams, su musiche di Hans Zimmer, di Spirit - Cavallo Selvaggio, il cartoon di Natale della DreamWorksCinema & Musica
La storia di Spirit, la sua voglia di libertà, il suo spirito, lo rappresentano e quando l’ha letta ha accettato con gioia di adattare in italiano la colonna sonora originale di Bryan Adams, su musiche di Hans Zimmer. Il bluesman emiliano ha voluto che fosse sua figlia Irene a scrivere i testi. Spirit - Cavallo Selvaggio, terzo lungometraggio d’animazione tradizionale della DreamWorks uscirà in Italia il venti dicembre. Il Vecchio West visto con gli occhi di uno stallone indomabile e non con quelli di chi sta sulla sella. Della storia del film cosa ti è piaciuto di più?
Mi è piaciuto perché è un po’ antiamericano, antimilitarista; questo stallone che riesce a ribellarsi e a non essere domato da un certo potere, non è male. Mai come in questo momento c’è il desiderio di un po’ di libertà. Mi ci sono identificato in questo cavallo perché venendo da una famiglia di mezzadri sotto padrone per me è una gran fortuna fare un mestiere che mi rende libero, faccio la musica che mi piace mi dà la possibilità di essere meno controllabile e di non essere messo in un recinto.
L’adattamento italiano del testo è più trasgressivo, più forte…
I testi inglesi sono troppo sdolcinati e molto romantici, troppo e il film non è così. Gli americani tendono a enfatizzare il romanticismo diventa smielato. Ho chiesto a mia figlia di essere più realista possibile anche perché quando il cavallo si arrabbia lo fa di brutto. Sembra che la versione italiana sia piaciuta più dell’originale per cui sono molto contento e vedere il film unito alle mie canzoni mi ha entusiasmato!
L’idea di collaborare con sua figlia?
Volevo che i testi avessero un linguaggio vicino a quello dei ragazzi, lei ha diciannove anni e ha fatto un ottimo lavoro e poi lei adora i cavalli, è una bravissima cavallerizza, al contrario di me!
Dunque nessuna costrizione nel dover adattare testi già esistenti?
No, anche perché li ho stravolti, ho lasciato il canovaccio ma ho dosato il tutto in maniera diversa. Con Bryan avevo già lavorato e so che comunque c’è un filo che unisce il nostro cammino artistico, anche lui ama il blues per cui sapevo che qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe andata bene. Infatti quando Bryan mi ha chiamato proponendomi di fare questa cosa ho accettato proprio perché so che siamo simili sotto certi aspetti.
Ami i cartoni animati?
Mi ricordo che nel mio paese di circa settecento anime era il prete che comandava, potevamo vedere Cenerentola, Peter Pan, ci sono cresciuto con i cartoni animati e ora ho mio figlio di cinque anni che ne è un divoratore ed è bello vedere la faccia che fa quando vede le immagini.
E il cinema in genere?
Non so quante volte ho visto Il colore viola, l’ho consumato. Per il resto è molto che non vado al cinema. Mi scelsero per interpretare San Francesco di Liliana Cavani poi però le mie idee trasgressive sul personaggio non sono piaciute alla regista e scelsero Mickey Rourke.
Le due protagoniste femminili, la mamma di Spirit e la sua amata, Pioggia, ti sono piaciute molto, perché?
Sì, sono due personaggi molto fieri, solo loro due riescono a domare uno stallone così selvaggio e credo che sia così anche nella vita, si può essere un guerriero rabbioso in trincea poi quando torni a casa basta che la sua donna alza un po’ la voce e diventi un agnellino, è successo anche a me, le uniche che mi tenevano a bada erano mia moglie e mia madre, mia madre lo faceva senza aver bisogno di alzare la voce…
Sono mogli i musicisti che negli ultimi anni si sono dedicati alle colonne sonore di film…
E’ un’emozione diversa perché comunque ti devi ispirare ad una storia, non la devi creare tu, non la devi inventare e attraverso questa storia puoi far venir fuori delle sensazioni che non avresti mai provato componendo un brano come gli altri. Sting, Elton John, Phil Collins si sono dedicati alle colonne sonore, credo sia un altro tramite per scrivere canzoni, sicuramente parte da un’ispirazione diversa, quando devi fare un album parti da un foglio bianco e butti giù sensazioni, momenti di vita tutti tuoi, per un film invece hai già le ambientazioni. In Spirit ho visto delle immagini fantastiche e vederle accompagnate dalle mie canzoni è stato veramente emozionante!
Spirit è un grande omaggio al Vecchio West, cosa rappresenta per te?
Ci sono cresciuto, ho giocato ai soldatini per ore ed ore, era come se vivessi in quel mondo, sono sempre stato dalla parte degli indiani e non dei cow boy e vedere le cose bilanciate in questo film mi va proprio a genio, la storia che devi essere per forza numero uno altrimenti non sei nessuno sarebbe ora di lasciarla perdere. Lo stato delle cose non sembra dar ragione ai cow boys.


