Oscar 2004
Cinema & Premi
Oscar 2004
Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re ha ottenuto 11 candidature alla 76esima edizione degli Oscar, che saranno assegnati il prossimo 29 febbraio a Los Angeles. Dieci nominations, invece, per Master and Commander di Peter Weir. Entrambi concorrono per il miglior film insieme a Lost in translation di Sofia Coppola, Mystic River di Clint Eastwood e Seabiscuit di Gary Ross. Per la miglior regia, sono candidati Peter Jackson, Peter Weir, Sofia Coppola, Clint Eastwood e Fernando Meirelles per La Città di Dio - City of God. E tra i contendenti sbuca anche la codina di Alla ricerca di Nemo candidato a miglior film d'animazione e - al tempo stesso - migliore sceneggiatura originale.Cinema & Premi
Miglior Film:
Il Signore degli anelli - Il ritorno del Re
Lost in TranslationMystic River
Seabiscuit
Migliore Attore Protagonista
Johnny Depp - La maledizione della prima luna
Ben Kingsley - La casa della sabbia e della nebbia
Jude Law - Cold Mountain
Bill Murray - Lost in Translation
Sean Penn - Mystic River
Migliore attrice protagonista
Keisha Castle-Hughes - La ragazza delle balene
Diane Keaton - Tutto può succedere
Samantha Morton - In America
Charlize Theron- Monster
Migliore attrore non protagonista
Alec Baldwin - The Cooler
Benicio Del Toro - 21 Grammi
Djimon Hounsou - In America
Tim Robbins - Mystic River
Ken Watanabe - L'ultimo Samurai
Migliore attrice non protagonista:
Shohreh Aghdashloo - La casa della sabbia e della nebbia
Patricia Clarkson - Pieces of April
Marcia Gay Harden - Mystic River
Renée Zellweger - Cold Mountain
Holly Hunter- ThirteenMigliore Regia:
Sofia Coppola - Lost in Translation
Clint Eastwood - Mystic River
Peter Jackson - Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re
Fernando Meirelles for Cidade de Deus
Peter Weir - Master and Commander
Migliore sceneggiatura originale
Le invasioni barbariche - Denys Arcand
Piccoli affari sporchi - Steve Knight
Alla ricerca di Nemo - Andrew Stanton, Bob Peterson, David Reynolds
In America - Jim Sheridan, Naomi Sheridan, Kirsten Sheridan
Lost in Translation - Sofia Coppola
Migliore sceneggiatura non originale
American Splendor - Shari Springer Berman, Robert Pulcini
Cidade de Deus - Bráulio Mantovani
Il Signore degli anelli - Le due torri - Philippa Boyens, Peter Jackson, Frances Walsh
Mystic River - Brian Helgeland
Seabiscuit - Gary Ross
Migiliore Fotografia
Cidade de Deus - César Charlone
Cold Mountain - John Seale
La ragazza dall'orecchino di perla - Eduardo Serra
Master and Commander - Russell Boyd
Seabiscuit - John Schwartzman
Miglior film d'animazione
Fratello orso
Alla ricerca di Nemo
Appuntamento Belleville
Miglior film straniero
Le invasioni barbariche (Canada)
Ondskan (Svezia)
Tasogare seibei (Giappone)
De Tweeling (Olanda)
Zelary Repubblica Ceca)
Il Giorno della Memoria
Il Giorno della Memoria
Mantenere vivo il ricordo della Shoah è un dovere da parte della società contemporanea. Il pericolo che questo terribile accadimento, fenomeno maligno che ha irrimediabilmente macchiato la storia del XX secolo, venga rimosso è purtroppo in agguato.
Il Giorno della Memoria, istituito da qualche anno in Italia, è dunque un contributo giusto ed importante che può aiutare anche i cittadini più distratti a confrontarsi con un dolore che non deve essere cancellato.
Il cinema è stato, ed è tuttora, sensibile riguardo a questa tematica, anche se con esiti non sempre esaltanti, sia dal punto di vista della ricostruzione storica che da quello più specificatamente “artistico”. Il tentativo di rappresentare attraverso il linguaggio della realtà un evento caratterizzato da una sorta di perdita di coscienza collettiva, di delirio lucido, di irrazionalità logica ha, infatti, molte volte dovuto scontrarsi con l’impossibilità oggettiva di raccontare in modo attendibile le folli azioni (e le mostruosità ideologiche) che hanno portato al genocidio del popolo ebraico.
Così, se si analizza con attenzione il rapporto tra cinema e Shoah ci si può accorgere come la creatività di molti registi abbia subito una battuta d’arresto proprio per la chiara difficoltà di affrontare una materia di fatto non rappresentabile. Esempio lampante di quanto abbiamo appena affermato è La vita è bella, opera di Roberto Benigni che, pur avendo meriti divulgativi indubitabili, è contraddistinta da una scelta espressiva fiabesca, quasi leggera, che può aver creato fraintendimenti nel pubblico dei giovanissimi a cui mai, precedentemente, era stato spiegato cosa era avvenuto durante la seconda guerra mondiale.
Se vogliamo concentrare il discorso solo sui titoli che realmente hanno messo a fuoco l’indicibile dramma della Shoah è necessario rivolgerci verso quegli autori che, anche per motivi personali, sono riusciti a cogliere la sostanza delle farneticazioni naziste, e le relative conseguenze di queste farneticazioni sul mondo ebraico. Tra questi, senza dubbio, dobbiamo citare Roman Polanski, cineasta polacco che solo nella fase più recente della sua carriera ha trovato la forza di narrare la sua tragedia di bambino ebreo fuggiasco e clandestino nella Polonia occupata dai nazisti. L’ha fatto portando sul grande schermo, nel 2002, un libro (Il Pianista) di Wladyslaw Szpilman, musicista ebreo che ha incredibilmente vissuto un’esperienza molto simile a quella dell’autore de “L’inquilino del terzo piano”. Altro lavoro da tenere presente è ovviamente “Schindler’s List” (1993), lungometraggio di un regista ebreo, Steven Spielberg, che ha trovato in questa operazione la sua massima ispirazione poetica. Schindler’s List è un grande angosciante affresco del genocidio popolo ebraico ma anche il racconto ben scandito della presa di coscienza di un individuo che, salvando migliaia di innocenti, cercò evidentemente un riscatto interiore che si contrapponesse positivamente ad un’intollerabile colpa collettiva, generata da quelli che lo storico David Jonah Goldhagen ha definito in un suo saggio “I volenterosi carnefici di Hitler”.
Tra gli innumerevoli lungometraggi che hanno segnato la storia del cinema dedicato alla Shoah un posto significativo è occupato da “La passeggera” di Andrzej Munk (1963), “Notte e nebbia” di Alain Resnais (1956), “Kapò” di Gillo Pontecorvo (1960), “Il giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica (1970), “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle (1987) e “Amen” di Costa Gavras (2002).
Ma se proprio dovessimo indicare una sequenza, a nostro avviso geniale, in grado di descrivere con precisione cosa sia stata veramente la Shoah dobbiamo fare riferimento al brano d’apertura di “Mr. Klein”, capolavoro di Joseph Losey del 1976.
In questo prologo durissimo ed agghiacciante, caratterizzato da una luce gelida e da un clima narrativo straniante, un medico nazista visita una donna per stabilire se possa essere definita ebrea oppure no.
Ebbene, questa sequenza riassume in poche inquadrature non solo la pazzia dei nazisti ma anche le assurde, vergognose e pseudoscientifiche teorie razziali che portarono all’applicazione della soluzione finale. E’ una scena kafkiana, inquietante e dolorosa, che stigmatizza attraverso un’acuta operazione stilistica idee che vorremmo considerare definitivamente cancellate dalla faccia delle terra. Eppure, così non è, poiché il pericolosissimo virus dell’antisemitismo stenta ad essere debellato, al punto che, ancora oggi, torna in attività con improvvise e preoccupanti fiammate.
Dunque, non solo il cinema, come strumento di comunicazione, ma anche la società civile deve rimanere vigile, perché ciò che è avvenuto sessant’anni fa non si verifichi mai più.
Rosenstrasse di Margarethe von Trotta
In’opera che esalta il “cuore” e la sensibilità delle donne, la loro capacità di amare, di combattere, di non tradire mai un amore vero. Come le mogli “ariane” che con determinazione difesero i loro mariti e compagni ebrei
Il pianista di Roman Polanski
Il film vincitore di due Oscar rievoca la tragedia del ghetto di VarsaviaIntervista a Margarethe von Trotta
La regista tedesca fa luce su una delle pagine meno note dell’OlocaustoIntervista alla protagonista di Rosenstrasse, Katja Riemann
L'attrice ha vinto a Venezia la coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Kureishi, dalla pagina allo schermo
Cinema & Letteratura
Kureishi, dalla pagina allo schermo
Dopo My Beautiful Laundrette e Intimacy, una nuova sceneggiatura dello scrittore anglo-pakistano mette in scena una vicenda oscenamente dura e morbosa giocata sulla passione sfrenata fra una donna anziana e l’amante di sua figliaCinema & Letteratura
Benvenuti all’inferno. I lettori di Hanif Kureishi non ne saranno certo sorpresi conoscendo le tematiche care allo scrittore anglopakistano ma con The Mother la sua esplorazione delle dinamiche familiari raggiunge il nero più cupo. Vedere per credere il film diretto da Roger Michell, storia oscenamente dura e morbosa giocata sulla passione sfrenata fra una donna anziana e l’amante di sua figlia. Un triangolo erotico che in realtà diventa il pretesto per parlare di altro: la solitudine dell’esistenza, la paura e la gioia dell’innamoramento, le possibilità di cambiamenti inaspettati e soprattutto il fallimento della famiglia. Un film dal forte impatto emotivo che rivela, ancora una volta, l’attitudine all’infelicità di Kureishi. “La felicità negli altri è un sentimento che mi disturba molto – conferma lo scrittore – e credo che se incontrassi una persona felice impazzirei, mi sento molto più a mio agio con l’ansia”. Dimenticate My Beautiful Laundrette e Intimacy, con The Mother non c’è scampo. Un tuffo nella disgregazione della famiglia, un gioco al massacro fra madre e figlia raccontato con inconfondibile abilità narrativa. Ne abbiamo parlato con lo stesso Kureishi.
Come è nata l’idea di “The Mother”?
L’idea mi è venuta mentre pensavo alle madri e alle figlie, ai genitori e ai figli e al loro diverso rapporto con il passato. Pensavo al modo in cui una figlia potrebbe parlare alla madre di cose che les ono accadute e di cui lamadre non si è mai accorta. Ecco, cominci con un’idea come questa e poi ci lavori per fare un film.
Un’analisi spietata del fallimento della famiglia…
Uno scrittore cerca i momenti di crisi nella vita della gente, il momento in cui avviene un disastro e la gente è obbligata a pensare davvero chi è, o con chi vuole stare o come vuole vivere. Nel film vediamo May che, dopo la morte del marito, torna a casa e dice a suo figlio che non può più restare lì. In quel momento sai che potrebbe restare, sedersi su una sedia per vent’anni e finire in una casa per anziani come chiunque, oppure cominciare una nuova vita che implica l’esplorazione, il piacere.
Quali sono i suoi rapporti con il cinema?
C’è una grandissima differenza fra i miei gusti di spettatore e quelli di scrittore. Se mi chiede cosa guardo la sera le rispondo che mi piacciono molto le sit-com britanniche come “The Office”, dove le storie si articolano tra commedia e dramma con sviluppi improbabili, ma quando mi accingo a scrivere ci deve essere una storia particolare che deve attrarre il mio interesse. E poi è fondamentale che intorno al protagonista ci sia una costellazione di personaggi. In questo senso il cinema non può essere di grande aiuto perché si tratta di storie scritte da altri: sei soltanto tu che vivi e puoi raccontare le tue storie.
In “The Mother” i personaggi vivono passioni che potremmo definire checoviane.
Il problema è che viviamo in un mondo in cui nessuno pensa a noi, per cui continuiamo a chederci come si attira l’attenzione degli altri. Altri, invece, preferiscono essere ignorati. Quello che ha suscitato il mio interesse è come un momento di attrazione possa cambiare la tua vita ed è proprio quello che Anne Reed fa trasparire nel film: scena dopo scena riesce a diventare un’altra.
Sembra che lei abbia una grande conoscenza della psicologia femminile. E’ così?
Personalmente devo dire che non ho nessuna comprensione per le donne, in ogni caso scrivere una sceneggiatura è diverso. Fin da “My Beautiful Laundrette” sono stato sempre affascinato dai rapporti fra genitori e figli ed ho sempre provato un forte interesse per Freud, la terapia e l’analisi. Ad ogni modo credo che May sia stata una buona madre, il problema è che madre e figlia avevano una diversa visione rispetto a quello che era successo fra di loro nell’infanzia. Anne Reid non la pensa come me ma sono proprio queste differenze che rendono vivo un film.
Attrazioni, passioni, eros…Qual è la molla che fa scattare una passione?
Alla maggior parte di noi piacciono più persone ma nello specifico non sappiamo mai cosa ci piace di quella persona, sarebbe folle credere di riuscire a spiegarselo. Quello che mi piace è la complessità. Se tu crei un personaggio, a mano che lo sviluppi ti rendi conto che ha una complessità incredibile e attraverso lui potresti mostrare l’intera società. Lo stesso accade mettendo a confronto due personaggi. Proprio per questo è molto interessante lavorare con Roger Michell, proprio perché abbiamo la stessa visione.
Anche nel suo ultimo romanzo, “Il corpo”, si parla di amore nella vecchiaia e del disfacimento del corpo. Si direbbe che sia quasi affascinato dalle imperfezioni..
Ho sempre pensato che sia l’imperfezione del corpo a renderti amabile. La gente non ti ama per la tua perfezione ma per le tue carenze, i tuoi difetti, anche per i tuoi fallimenti. La fascinazione dell'amore nasce proprio da questo, non dal disfacimento col quale, prima o poi, ci troveremo a fare i conti. In ogni caso The Mother non è un film sulla sessualità, racconta cosa succede quando due persone si attraggono mentre non dovrebbero piacersi..
In che modo considera la sua attività di sceneggiatore? Una declinazione del suo lavoro di scrittore?
No, assolutamente. E’ il mio lavoro anche questo. Che tu stia scrivendo una pagina di prosa o di sceneggiatura è sempre narrazione, non c’è differenza.
Attualmente, invece, a cosa sta lavorando?
Ho appena terminato un libro che parla di mio padre e dell'immigrazione indiana in Inghilterra. Uscirà in autunno con il titolo Il mio orecchio sul suo cuore. Si tratta di una storia piuttosto forte, è nata da alcune riflessioni e sul mondo che mi circonda in questo particolare periodo storico.
Tra i favoriti Amelio e Sorrentino
Nastri d'argento 2005
Tra i favoriti Amelio e Sorrentino
Con otto candidature ciascuno, Le chiavi di casa di Gianni Amelio e Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino si preparano a far incetta di premi ai Nastri d’Argento 2005 che, in occasione dei sessant’anni del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, tornano a Roma il 4 febbraioNastri d'argento 2005
Con otto candidature ciascuno, Le chiavi di casa di Gianni Amelio e Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino si preparano a far incetta di premi: sono questi, infatti, i due film con il maggior numero di nomination in lizza per i Nastri d’Argento 2005 che, in occasione dei sessant’anni del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani torna a Roma e riparte da una data significativa: il 4 febbraio. “Una scelta strategica che non ha nessuna intenzione polemica con i David di Donatello - spiega il presidente del SNGCI Laura Delli Colli – ma è un’indicazione di sostegno che da sempre il sindacato lancia al cinema italiano”.
E non è un caso che quest’anno i premi della stampa, tra i quali gli speciali Nastri d’Argento a Suso Cecchi D’Amico e a Mario Monicelli (entrambi 90 anni a febbraio), vengano assegnati alla vigilia del Festival di Berlino, in un periodo di massima attenzione mediatica. “I premi della stampa devono fare da battistrada all’industria cinematografica – puntualizza la Delli Colli – e la settimana precedente il Berlino Film Fest è il periodo migliore per spingere l’attenzione del pubblico verso il nostro cinema”.
Come darle torto? Il Teatro Antico di Taormina sarà anche una cornice insuperabile, ma è altrettanto vero che assegnare premi a giugno non sia di grande aiuto ai film in sala. Niente fronzoli inutili, dunque, si ricomincia con tanto impegno e con una ferrea osservanza del regolamento. La votazione, tanto per iniziare, ha visto l’esclusione degli uffici stampa: evidente che, pur essendo iscritti al sindacato, si macchierebbero di conflitti di interesse.
Trentasei i film votati su un totale di ottanta pellicole selezionate, tutti usciti entro il 31 dicembre 2004. Prevenendo possibili obiezioni, inoltre, la Delli Colli precisa che Private di Saverio Costanzo (uscito nelle sale i primi di gennaio) è potuto entrare nella cinquina dei registi esordienti grazie ad alcune proiezioni test fatte nel 2004: non tutti, infatti, sanno che per concorrere valgono le certificazioni che arrivano al Sngci. Tutto in regola, dunque. E ora vediamo le nomination.
Accanto ad Amelio e Sorrentino, sono candidati come migliori registi Sergio Castellitto (Non ti muovere), Davide Ferrario (Dopo mezzanotte) e Matteo Garrone (Primo amore). Nella cinquina dei registi esordienti, invece, accanto a Saverio Costanzo troviamo Antonio Bocola e Paolo Vari per Fame chimica, Valeria Bruni Tedeschi per E’ più facile per un cammello…, Paolo Franchi per La spettatrice e David Grieco per Evilenko. In corsa come migliori attori protagonisti Fabrizio Bentivoglio, Giorgio Pasotti, Toni Servillo, Kim Rossi Stuart e Carlo Verdone, alla sua prima candidatura come miglior attore protagonista per L’amore è eterno finche dura.
Nella cinquina delle migliori attrici troviamo Nicoletta Braschi, Margherita Buy, Michela Cescon, Francesca Inaudi e Laura Morante, ma le vere sorprese sono tra le attrici non protagoniste dove, accanto a Giovanna Mezzogiorno, Vincenza Modica, Teresa Saponangelo e il discutibile trio Monica Bellucci –Rosalinda Celentano-Claudia Gerini per The Passion, Cristiana Capotondi conquista una doppia nomination per Volevo solo dormirle addosso e Christmas in love.
Sarà una bella sfida anche per il migliore attore non protagonista dove Valerio Binasco, Pierfrancesco Favino, Elio Germano e la coppia Luca Lionello-Mattia Sbragia (The Passion) dovranno vedersela con un outsider come Raffaele Pisu, canidato per il film di Paolo Sorrentino. Applaudito con gran calore, Pisu ha commentato: “ Nella mia vita ho fatto di tutto, dalla televisione all’avanspettacolo, ma prima nessuno mi prendeva sul serio perché facevo Provolino…Oggi c’è più possibilità di lavorare perché della mia generazione siamo rimasti in pochi, io e Raimondo Vianello. Ed io mi conservo meglio perché non devo pensare alla Mondaini”.
Significativa anche la cinquina dei produttori che, oltre il solito Domenico Procacci della Fandango e al trio della Cattleya Riccardo Tozzi-Giovanni Stabilini-Marco Chimenz vede in corsa Donatella Botti (candidata per due film diversissimi come Mi piace lavorare e L’amore ritorna) e, per la prima volta, Enzo Porcelli, produttore di Le chiavi di casa in collaborazione con Rai Cinema. Nessun risentimento di Giancarlo Leone che anzi, da vero gentleman, commenta: è giusto che il premio vada ad un produttore indipendente, per Rai Cinema anche questo è un successo”. Chiude la cinquina Aurelio De Laurentiis, candidato non per il film di Natale ma per Che ne sarà di noi e Tutto in quella notte. Dispiaciuto? Niente affatto, anche perché il suo amato Christmas in love è presente non solo per la Capotondi ma anche per la candidatura di Tony Renis, autore della canzone del film.
Un po’ d’amarezza, semmai, viene dalla assenza di molti nomi del cinema che hanno preferito non farsi vedere alla conferenza stampa. “Continuamo ad autocelebrarci in tutti i festival – tuona De Laurentiis – ma dimentichiamo che il nostro committente è il pubblico. I Nastri d’Argento hanno grande importanza, sono i primi premi istituzionali in calendario e mi spiace constatare l’assenza di molti registi e attori. In Italia, purtroppo, i nomi più importati non si fanno vedere se non sono sicuri di essere premiati”.
Ma torniamo alle nomination per le canzoni che, oltre il motivetto di Tony Renis vedono in gara “Che ne sarà di noi” di Gianluca Grignani e Andrea Guerra (cantante e autore vanno votati insieme) “Una storia d’amore e vanità” di Morgan, “And I close my eyes” di Marina Rei e “Un senso”, firmata dall’insuperabile Vasco Rossi e da Saverio Grandi. Decisamente eterogenea anche la cinquina per la migliore colonna sonora che vede riuniti Almamegretta, Banda Osiris, Pasquale Catalano, Luca Persico “Zulù” e Teho Teardo.
Per le altre candidature rimandiamo al link, ma è doveroso segnalare i registi candidati per il miglior film straniero: Andrew Adamson, Kelly Asbury e Conrad Vernon (Shrek 2), Fatih Akin (La sposa turca), Pedro Almodovar (La mala education), Alejandro Gonzales Inarritu (21 grammi) e Kim Ki-Duk (Ferro 3-La casa vuota). E non è tutto. Scomparsi i Premi Biraghi per i migliori attori esordienti (“come in ogni divorzio civile abbiamo ritenuto lasciarlo a Taormina dove era nato”, spiega la Delli Colli), sarà assegnato in compenso uno speciale Nastro d’argento per il doppiaggio a Luca Zingaretti, una delle voci di Nexo.
Ed ora non resta che attendere il prossimo 4 febbraio. La serata di premiazione all’Auditorium di Roma, ricordiamo, sarà trasmessa da RaiSat Cinema, giudicata “più idonea a mandare in onda una serata dedicata interamente al cinema”. Ancora una volta Raiuno preferisce lasciarsi scappare i premi più antichi del mondo, secondi per data di nascita solo agli Oscar, ma il presidente del SNGCI non se ne fa un cruccio e replica: “Per noi è meglio così, RaiSat ci ha assicurato più repliche, vogliamo essere quasi martellanti per spingere l’attenzione del pubblico verso il nostro cinema”.
Claudio Simonetti
Cinema e Musica
Claudio Simonetti
Con la colonna sonora de Il cartaio continua la collaborazione tra Claudio Simonetti e il maestro dell'horror italianoCinema e Musica
Tra Argento e Murnau
Claudio Simonetti torna ancora una volta a collaborare con il regista Dario Argento per la colonna sonora de Il cartaio. Il progetto, però, più ambizioso è ancora di là da venire: sul modello di quello che Philip Glass ha fatto per Dracula una partitura orchestrale di Nosferatu di Murnau per un'edizione speciale in Dvd. Il lavoro della maturità per un artista che ha al suo attivo più di cinquanta colonne sonore e che con Il cartaio ha realizzato un lavoro originale e decisamente ambizioso.
Dopo le musiche di Non ho sonno e la riunione dei Goblin, Il cartaio è un altro progetto estremamente interessante...Potere lavorare con la musica elettronica in perfetta sintonia con le tematiche del film è una cosa che mi interessava moltissimo. E', infatti, dagli anni Settanta che io mi cimento con questo tipo di musica. E' stato un lavoro grosso, perché è il film di Dario Argento con il numero maggiore di musiche...
Il Cd contiene ben 28 tracce...L'ultima è una versione remix di Molella. Essendo una colonna sonora di musica elettronica con tendenze techno un remix del genere non stonava affatto. Anzi.
Il fatto di lavorare prevalentemente con Dario Argento che è un autore legato a determinati generi cinematografici le dà voglia un po' di 'evadere' verso altri tipi di film?Lavorare con Dario è sempre un enorme piacere, ma io anche in passato ho lavorato con molti altri registi. Ho addirittura composto le musiche della serie del commissario Monnezza con Tomas Milian. Al di là delle commedie, dei film comici, dei lavori fatti al di fuori della composizione per il grande schermo e degli altri generi cinematografici i miei lavori più famosi restano, però, quelli con Dario stesso.
Le dispiace?
Tutt'altro. Sono orgoglioso di avere legato il mio nome a quello di un autore come Dario e soprattutto sono contento di essere riconosciuto per un lavoro del genere in un mondo piatto come questo.
Lei ha lavorato anche con altri registi legati al cinema del terrore...
Certo. Lucio Fulci, Ruggero Deodato e Mario Bava.
La musica di Profondo Rosso è diventata una delle suonerie per i cellulari più ambita da parte degli adolescenti. Cosa pensa quando sente squillare un telefonino e sente le note del suo lavoro? Pensa 'Che fine che ho fatto..."?No, tutt'altro. Sono molto contento. In un certo senso è il coronamento della tua carriera. Vedere un ragazzino di quindici anni che ha un tuo pezzo nella suoneria del suo cellulare non può che farti piacere. E' una generazione che non c'entra nulla né con il film, né con me. Io stesso ho una figlia di quindici anni con molti amici che hanno Profondo rosso nella suoneria e che ce l'avevano ancora prima di conoscerla.
Dopo tanti anni di lavoro insieme come si trova a lavorare con Dario Argento?Con lui sia come regista che produttore ho fatto più di dieci film. Mi trovo molto bene con lui. Non abbiamo mai avuto screzi o disaccordi. E' un autore che dà delle idee, ma che - al tempo stesso - è anche molto aperto alle proposte. Per Il cartaio essendo un film basato su Internet, voleva che non ci fossero suoni rock ed era interessato ad una composizione interamente di natura elettronica. Per me è stato un invito a nozze, perché io mi sono molto appassionato al lavoro con l'elettronica e la musica computeristica. Sono anche un ascoltatore di musica elettronica.
E' stata una bella sfida...No, tutt'altro. E' una passione. La musica dance, ad esempio, è collegata ad uno dei momenti più belli della mia vita quando facevo musica dance anche con Claudio Cecchetto. Nel 1980 con i Capricorn ho fatto tutta musica elettronica da discoteca.
E adesso a cosa sta lavorando?
Sto lavorando al terzo album dei Demonia e poiché si tratta di tutti brani nuovi ci vorrà un po' più di tempo. Inoltre sono in dirittura d'arrivo per quanto riguarda un progetto molto ambizioso legato alla scrittura della colonna sonora del Nosferatu di Murnau.
Qual è stata la genesi di questo progetto?
Un paio di anni fa sono stato invitato a Parigi insieme a Dario Argento per una retrospettiva sul suo cinema. Oltre ad un concerto di mie musiche mi è stato chiesto di suonare il commento musicale dal vivo del Nosferatu che - essendo un film muto - non ha una sua colonna sonora. Non mi ero preparato e quindi ho suonato solo venti minuti per un film che che dura un'ora e quaranta. Sono rimasto strabiliato da questo successo e così dopo un'altra esibizione dal vivo al Festival di Montpellier in cui ho commentato tutto il film, ho deciso di scrivere tutta la colonna sonora da fare uscire in un Dvd insieme al Nosferatu. E' un lavoro molto impegnativo, perché oltre alle tastiere sto suonando insieme ad un'orchestra sinfonica. E' ambizioso, ma intendo completarlo presto. Sono molto contento, però, perché Nosferatu può essere considerato a pieno titolo come il primo grande horror della storia del cinema.


